18 Maggio 2018 – Laboratorio Esperienziale “Genitori e Figli: emozioniamoci insieme”

Venerdì 18 maggio si è svolto il laboratorio esperienziale “Genitori e Figli: emozioniamoci insieme”. E’ stata una bella esperienza perchè i bambini hanno sempre qualcosa da insegnare agli adulti….basta solo avere occhi per vedere….

Cerchiamo di imparare dalla loro spontaneità e semplicità invece di tarpare le ali alle loro emozioni.

Alla fine dell’incontro ho distribuito a tutti, grandi e piccini, una copia de “La Storia delle Emozioni” da me scritta per ricordare a tutti che ciascuna emozione DEVE avere il tempo necessario per nascere, crescere e “morire”.

Tutte le emozioni sono utili e sane, anche quelle più spiacevoli e fastidiose…..fate come Gioia, la protagonista della storia e riconoscete alle altre emozioni l’importanza che meritano.

 

La storia delle emozioni

di Fabiana Fratello

 

C’erano una volta 4 bambini: Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia. Erano tanto diversi….Gioia era gialla ed era sempre ottimista e sorridente, aveva una voce squillante ed allegra; Tristezza era nera e vedeva sempre il bicchiere mezzo vuoto, aveva difficoltà ad alzarsi al mattino e non le piaceva fare niente. Stava spesso in casa a lamentarsi ed evitava sempre le cose che la rendevano ancora più triste. Paura era tutto bianco con i capelli dritti in testa, era sempre un po’ agitato e aveva la voce tremante. Credeva sempre che il pericolo fosse in agguato e preferiva stare sempre nel suo posto sicuro che era sotto il tavolo della cucina. Rabbia era rossa come il fuoco e a volte quando non si esprimeva per non essere antipatico, diventava ancora più rosso e si gonfiava fino ad esplodere.

Appena si conobbero, non erano molto amici perché soprattutto Gioia era molto critica nei confronti degli altri. Si sentiva la migliore e pensava che la vita senza Tristezza, Paura e Rabbia sarebbe stata certamente migliore, ma successero degli eventi che le fecero cambiare idea ed ammettere che anche Tristezza, Paura e Rabbia avevano dei lati positivi!

Paura

Un giorno mentre Gioia camminava spensierata cantando e saltando incontrò un leone e lei sempre ottimista, si stava avvicinando a lui per giocare. Il leone però era affamato e non aveva nessuna intenzione di giocare con Gioia, ma voleva mangiarsela in un boccone! Per fortuna, passava di lì Paura che vedendo la scena corse a salvarla dal leone che restò a bocca asciutta. Paura aveva aiutato Gioia a salvarsi perché aveva capito che quella situazione era pericolosa. Gioia lo ringraziò e non lo prese mai più in giro per essere un fifone, anche perché in effetti era stato molto coraggioso a intervenire e suggerire di scappare veloce. Da quel giorno diventarono amici e Gioia aiutò Paura a essere più spensierato e Paura aiutò Gioia a capire quando era necessario preoccuparsi invece di gioire.

Rabbia

Un giorno Gioia stava giocando con altri bambini, che però approfittando del fatto che Gioia era sempre ottimista e sorridente, la prendevano in giro sicuri del fatto che Gioia non avrebbe reagito ma sorriso. C’era un bambino che la scherniva, un altro che prendeva le sue cose e un altro che le dava dei colpetti sulla schiena. Arrivò Rabbia e, vedendo la situazione diventò rosso e spiegò a Gioia che non doveva accettare tutto passivamente ma che doveva arrabbiarsi per farsi rispettare e per far capire agli altri quando non si divertiva. Gioia allora si arrabbiò e disse agli altri bambini di smetterla. Si sentì così bene che ringraziò con tutto il cuore Rabbia per averle insegnato a farsi rispettare.

Tristezza

Gioia era molto sicura di sé e non le piaceva quella bambina che era sempre con la faccia triste e piangeva spesso. Non mostrava interesse per quello che accadeva intorno a lei e se ne stava seduta a pensare.

Tristezza venne attratta da un bambino che sembrava arrabbiato, prendeva le cose e le lanciava al muro. Si avvicinò e parlando con lui scoprì che era triste perché il suo gatto era scappato da casa e gli mancava tanto. Così Tristezza lo abbracciò e lui pianse per qualche minuto, restando in silenzio. Poi d’un tratto ritrovò il sorriso, vide un gattino passare di lì e corse ad accarezzarlo felice.

In un altro angolo della stanza se ne stava un altro bambino solo e triste, nessuno giocava con lui. Solo Tristezza si avvicinò e si sedette accanto a lui. All’inizio nessuno dei due parlava ma poi il bambino disse che era triste perché nessuno giocava con lui. Tristezza lo ascoltava senza dire niente. Passarono altri minuti e ad un tratto il bambino si alzò e disse: “Forse se faccio il primo passo e vado dagli altri bambini qualcuno si accorgerà di me e mi inviterà a giocare”, “Giusto” disse Tristezza, aiutando il bambino a capire che quella situazione non gli piaceva e che doveva fare qualcosa per cambiarla in futuro.

Gioia, che nel frattempo osservava incuriosita, capì che se non ci fosse stata Tristezza quei bambini non avrebbero mai ritrovato la serenità, perché non avrebbero né concesso spazio al dolore né sarebbero stati spinti a cambiare la loro vita in meglio.

In seguito, i 4 bambini, Gioia, Tristezza, Paura e Rabbia passarono molto tempo insieme apprezzandosi l’un l’altro e imparando a prendersi ciascuno il tempo di cui aveva bisogno.

Versione scaricabile de La storia delle emozioni

Fabiana Fratello | Psicologa Vomero

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